Mettere ordine nella vita non significa spostare i problemi
Ti è mai capitato di sistemare tutto e ritrovarti poco dopo nel caos? Voglio mostrarti perché spostare non è sistemare, come questo meccanismo riguarda anche pensieri e decisioni e quali domande possono aiutarti a scegliere ciò che conta davvero.
Hai presente quando riordini la scrivania, raccogli tutti i fogli sparsi, li infili in un cassetto e finalmente ti sembra di aver sistemato tutto? Poi passano un paio di settimane, magari un mese, e ti ritrovi con la stessa montagna di fogli da gestire. Ecco, ho una cattiva notizia: probabilmente non avevi sistemato, avevi soltanto spostato.
E questa differenza, che sembra una banalità, secondo me è importantissima anche quando cerchiamo di mettere ordine nella vita. Perché possiamo passare un sacco di tempo a riordinare, organizzare, incastrare impegni e mettere da parte problemi, senza cambiare davvero il modo in cui produciamo disordine.
Lo facciamo con gli oggetti, certo. Ma anche con i pensieri che non vogliamo affrontare, con le preoccupazioni che rimandiamo a domani e con le decisioni che continuiamo a lasciare in sospeso. Ci sembra di aver fatto spazio, e invece abbiamo soltanto trasferito il caos da un’altra parte.
Voglio allora proporti una riflessione: sistemare non significa spostare. Significa imparare a produrre meno caos, cambiare il nostro modo di organizzarci e soprattutto scegliere quali battaglie vale davvero la pena combattere. Senza pretendere, naturalmente, che tutto resti perfettamente in ordine per sempre.
Perché il disordine torna anche dopo aver sistemato tutto?
Pensa a tutte quelle volte in cui hai cercato di fare ordine. I fogli sparsi sulla scrivania finiscono in un cassetto, i file del computer vengono trascinati dentro qualche cartella, le magliette e i calzini trovano finalmente posto nell’armadio. Anche nel frigorifero, quando arriva la spesa nuova, magari sposti qualcosa di lato per fare spazio.
Ecco, apparentemente hai sistemato. La scrivania è libera, il desktop è pulito, l’armadio sembra più ordinato. Ma aver spostato qualcosa non significa averlo sistemato davvero.
Il problema non è quanto riordini, ma come lo fai
Torniamo alla scrivania. Hai infilato tutti i documenti in un cassetto e per qualche giorno sembra funzionare. Poi, nell’arco di un mese, nuovi fogli cominciano ad accumularsi in un angolo. E sei di nuovo al punto di partenza.
Perché succede? Perché hai cambiato il posto dei fogli, ma non il criterio con cui li organizzi. Hai eliminato il disordine che vedevi, senza modificare il modo in cui quel disordine continua a formarsi.
E attenzione, non sto dicendo che riordinare sia inutile. Sto dicendo che spostare produce un ordine momentaneo, mentre sistemare significa trovare un’organizzazione che funzioni anche quando arrivano nuove cose da gestire.
“Tu sistemi o sposti? Organizzi sistemi che funzionino o continui a spostare cose qua e là?”
È una domanda che possiamo portarci anche fuori dalla scrivania. Perché magari continuiamo a cercare di smettere di incasinarsi le giornate, ma ci limitiamo a spostare impegni da un momento all’altro. E allora forse il punto non è fare ordine ancora una volta, ma chiederci che cosa possiamo cambiare nel nostro modo di organizzarci.
Mettere ordine nella vita richiede di produrre meno caos
C’è una cosa che vorrei fosse chiara: se continui a produrre disordine nello stesso modo, puoi anche passare le giornate a sistemare, ma prima o poi quel disordine tornerà. E probabilmente anche piuttosto in fretta.
Il punto, quindi, non è diventare sempre più bravə a riordinare tutto quello che si accumula. È imparare a produrre meno caos. Significa cambiare il criterio con cui organizzi le cose, anziché continuare a intervenire soltanto quando il disordine è già diventato evidente.
Un’organizzazione che funziona non deve essere perfetta
Attenzione, però, perché qui rischiamo di cadere in un’altra trappola: pensare che, se troviamo finalmente il sistema giusto, non ci sarà mai più disordine.
In una precedente puntata del podcast parlavo del giardino perfetto. E dicevo una cosa che secondo me vale la pena ricordare: quando vuoi a tutti i costi un giardino perfetto, rischi proprio di uccidere il tuo giardino.
Perché un giardino è vivo. E anche noi lo siamo. Viviamo dentro famiglie, relazioni, situazioni che cambiano continuamente. Non possiamo pretendere che tutto rimanga immobile, ordinato e sotto controllo per sempre. Un po’ di caos fa parte della vita.
Allora, quando cerchi di organizzarsi le giornate, il punto non è costruire un programma così perfetto da non lasciare spazio a niente di imprevisto. È trovare un modo di organizzarti che funzioni anche dentro una vita che continua a muoversi.
Quando rimandare una decisione significa spostare il problema
Fin qui abbiamo parlato di fogli, cassetti, vestiti e oggetti. Ma voglio portarti un po’ più in là, perché possiamo spostare anche i pensieri, le preoccupazioni e le decisioni. E spesso lo facciamo senza nemmeno accorgercene.
Pensa a quel foglio che infili sotto una pila di documenti, sperando di non doverlo più vedere. A volte facciamo esattamente la stessa cosa con un pensiero che ci preoccupa. Lo mettiamo da qualche parte, sotto tutto il resto, sperando che domani non torni a farsi sentire.
Magari è una preoccupazione economica. Oppure un ricordo che continua a riaffacciarsi e al quale rispondiamo dicendoci: «Vabbè, adesso non ci penso». E così lo spostiamo. Non più da un cassetto all’altro, ma da un momento all’altro.
Spostare una decisione nel tempo non significa averla presa
Ci diciamo che ci penseremo domani, quando avremo tempo, quando sarà il momento giusto. E attenzione, non significa che ogni cosa vada affrontata immediatamente. Ma quando continuiamo a rimandare una questione, quella questione può restare lì, aperta, e tornare a creare disordine.
Guarda come questa differenza tra spostare e sistemare può presentarsi nelle situazioni quotidiane. In alcuni casi possiamo cambiare concretamente il modo in cui organizziamo le cose. In altri, riconoscere che stiamo spostando un problema è soltanto il punto da cui cominciare a riflettere.
| Quando continuo a spostare | Quando provo a sistemare |
|---|---|
| Inf il o i fogli in un cassetto per liberare la scrivania. | Cambio il criterio con cui organizzo i documenti per produrre meno disordine. |
| Sposto file e oggetti da una parte all’altra per fare spazio. | Mi chiedo se sto costruendo un sistema che funziona o soltanto trasferendo il caos. |
| Metto da parte una preoccupazione sperando che non ritorni. | Riconosco che la questione è ancora presente, anche se per il momento l’ho accantonata. |
| Rinvio una decisione a domani o a quando avrò tempo. | Mi domando se sto scegliendo oppure continuando a rimandare. |
| Passo continuamente da una battaglia all’altra. | Mi chiedo quale battaglia conta davvero e per quale sono disposto a fare fatica. |
Ecco perché sistemare richiede anche di scegliere. Guardare quello che abbiamo davanti, riflettere, decidere che cosa tenere e che cosa lasciare andare. Non sempre è semplice, soprattutto quando una decisione ci mette in difficoltà. E accorgerci che stiamo rimandando non significa aver già risolto la questione. Ma almeno possiamo cominciare a distinguere quello che stiamo affrontando da quello che continuiamo a spostare.
“Tu scegli o rimandi?”
È una domanda che vorrei ti portassi dietro. Perché a volte il primo passo per mettere ordine non è fare qualcosa in più, ma riconoscere quale scelta stiamo continuando a rimandare. Senza confondere questa consapevolezza con una decisione già presa.
Come scegliere le priorità senza combattere mille battaglie
A questo punto potresti dirmi: «Sì, Silvia, ma io vorrei impegnarmi per tutto e per tutti. Che cosa c’è di male?». E in effetti voler aiutare le persone, dedicarsi alle cause in cui crediamo, esserci per chi ci sta vicino è una cosa bella. Non è questo il problema.
Lo capisco bene, perché è una tendenza che riconosco anche in me stessa. Nel mio lavoro sento il desiderio di aiutare quante più persone possibili. Ma quel «tutti» può diventare enorme: tutta la famiglia, tutti gli amici, tutti i colleghi, tutte le persone che hanno bisogno di noi. E forse anche questo desiderio, per quanto bello, rischia di creare caos.
Il guerriero che combatte su mille fronti
Immagina un guerriero, un condottiero che combatte mille battaglie. Si sposta continuamente da un fronte all’altro, cambia terreno, sale in trincea, poi su un albero, combatte di qua e poi di là. Non si ferma mai.
E mentre la prima battaglia è ancora aperta, ne comincia un’altra. Poi un’altra ancora. Si muove tantissimo, si impegna, si stanca. Ma tutto questo movimento non significa necessariamente che stia vincendo la battaglia che conta davvero.
“Quale battaglia, se proprio ne avesse dovuta scegliere una, quale voleva vincere? Per quale voleva stancarsi?”
Ecco, secondo me questa è una domanda importante anche per noi. Perché magari continuiamo ad aprire nuovi fronti proprio perché facciamo fatica a sceglierne uno. E così ci spostiamo da una battaglia all’altra, senza fermarci a capire per quale siamo davvero dispostə a fare fatica.
Allora forse vale la pena chiedercelo: per quali relazioni siamo disposti a stancarci e per quali no? Per quali emozioni vogliamo vivere e per quali no? Per quali valori siamo disposti a combattere? Non sono domande semplici. Ma scegliere le priorità significa anche questo: riconoscere che non possiamo impegnarci su tutti i fronti contemporaneamente e tornare a decidere che cosa conta davvero per noi.
Non significa smettere di avere a cuore le persone o le cause in cui crediamo. Significa chiederci dove vogliamo investire le nostre energie, invece di continuare a combattere ogni battaglia che incontriamo. E se ti accorgi che una delle difficoltà è mettere un limite alle richieste degli altri, può esserti utile approfondire anche come dire di no senza sensi di colpa. Ma qui la domanda da cui partire resta un’altra: per che cosa voglio davvero sbattermi?
Come smettere di spostare i problemi e iniziare a scegliere
Allora, come facciamo a capire se stiamo sistemando davvero qualcosa oppure continuiamo soltanto a spostarla? Non voglio proporti l’ennesimo metodo per organizzare tutto alla perfezione. Vorrei piuttosto invitarti a fermarti su alcune domande che, lo ammetto, riguardano anche me e la mia tendenza ad aprire continuamente nuove battaglie.
Le domande da cui puoi cominciare
Nella puntata ti ho chiesto: «Tu sistemi o sposti?» e «Tu scegli o rimandi?». Sembrano domande semplici, ma prova a portarle dentro una situazione concreta della tua vita. Non serve cercare subito una risposta per tutto.
Magari sono quei fogli che continui a infilare in un cassetto e che, dopo qualche settimana, tornano ad accumularsi sulla scrivania. Li hai spostati, ma il modo in cui organizzi i documenti è rimasto lo stesso. Allora puoi chiederti se stai trovando un’organizzazione che funziona oppure se stai soltanto facendo spazio per il prossimo mucchio di fogli.
Oppure pensa a quella preoccupazione che continui a mettere da parte. Magari riguarda i soldi, oppure è un pensiero che torna e al quale rispondi ogni volta: «Vabbè, adesso non ci penso». Non sto dicendo che tu debba risolvere tutto immediatamente. Ma puoi accorgerti che, anche se per un po’ non ci pensi, quella questione non è necessariamente scomparsa.
E poi ci sono le battaglie. Quelle che apriamo una dopo l’altra perché vorremmo impegnarci per tutte le persone, tutte le cause, tutti i progetti. Magari sei stancə, hai fatto tantissimo, eppure non ti sei ancora chiestə quale battaglia vorresti davvero vincere. Per quale sei dispostə a sbatterti? Per quali relazioni, emozioni e valori vuoi investire le tue energie?
È qui che fare le proprie scelte diventa qualcosa di molto concreto. Non significa avere sempre le idee chiare o sapere immediatamente che cosa fare. Significa almeno cominciare a distinguere ciò che vogliamo davvero scegliere da ciò che continuiamo a trascinarci dietro.
E lo so, scegliere non è sempre facile. A volte ci spostiamo da un fronte all’altro proprio perché fermarci a decidere ci mette in difficoltà. Non voglio farti la morale: è una tendenza che riconosco anche in me stessa.
Sono queste le domande con cui vorrei lasciarti. Puoi partire da una situazione che hai riconosciuto: un cassetto pieno, una preoccupazione accantonata, una battaglia ancora aperta. Non devi trovare subito la soluzione. Ma forse puoi cominciare a guardare quella situazione chiedendoti che cosa ti impedisce di scegliere e che cosa potrebbe aiutarti a smettere di spostarla.
Ascolta l’episodio originale
Se vuoi ascoltare da dove nasce questo articolo, qui trovi l’episodio da cui è tratto.
Puntata 110: Spostare non è sistemare
Se questo tema ti tocca da vicino
Se ti sei riconosciutə nella difficoltà di organizzare gli impegni, nelle decisioni che continui a rimandare o nella sensazione di dover fare sempre tutto, forse può esserti utile approfondire il modo in cui ti rapporti al tempo e alle tue priorità.
FAQ — Domande che potresti avere
Come mettere ordine nella propria vita quando sembra tutto un caos?
Per mettere ordine nella tua vita, prova a distinguere ciò che stai davvero sistemando da ciò che continui soltanto a spostare. Non significa risolvere tutti i problemi contemporaneamente, ma osservare come organizzi impegni, pensieri e priorità. Chiediti se stai costruendo un’organizzazione che funziona oppure se continui a trasferire il disordine da una parte all’altra. E soprattutto, ricorda che un po’ di caos è inevitabile: non devi rendere perfetta la tua vita.
Perché il disordine torna anche quando cerco di organizzarmi meglio?
Il disordine può tornare perché cambi il posto delle cose senza cambiare il criterio con cui le organizzi. È come quando infili i fogli in un cassetto: la scrivania sembra ordinata, ma dopo qualche settimana i documenti ricominciano ad accumularsi. Il punto non è necessariamente riordinare più spesso, ma imparare a produrre meno caos. Un’organizzazione che funziona non impedisce per sempre il disordine, ma può fare in modo che si ricrei più lentamente.
Come smettere di rimandare le decisioni importanti?
Puoi cominciare riconoscendo quali decisioni continui a spostare in avanti. A volte ci diciamo che ci penseremo domani, quando avremo tempo o quando arriverà il momento giusto. Ma rimandare una scelta non significa necessariamente aver affrontato la questione. Prova a chiederti: «Tu scegli o rimandi?». Non tutte le decisioni devono essere prese immediatamente, ma è utile distinguere un rinvio consapevole dal continuare a evitare una questione che resta aperta.
Come scegliere le priorità quando tutto sembra importante?
Per scegliere le priorità, prova a domandarti per che cosa sei davvero dispostə a fare fatica. Possiamo desiderare di aiutare tutte le persone, dedicarci a tutte le cause e affrontare tutte le responsabilità, ma rischiamo di combattere mille battaglie senza concluderne nessuna. Chiediti quali relazioni, progetti e valori meritano le tue energie. Scegliere non significa che il resto non abbia valore: significa riconoscere che non puoi impegnarti contemporaneamente su tutti i fronti.
Come prendere decisioni difficili senza voler risolvere tutto insieme?
Puoi partire dal riconoscere quale questione conta davvero per te, invece di cercare di affrontare tutto contemporaneamente. Immagina il guerriero che continua a spostarsi da una battaglia all’altra: si stanca moltissimo, ma non si ferma mai a scegliere quale vorrebbe vincere. Non sempre decidere è semplice, e non tutte le difficoltà dipendono da noi. Per questo ti propongo due domande: «Che cosa ti rende difficile scegliere?» e «Che cosa ti potrebbe aiutare a sistemare anziché a spostare?».
Conclusione
Allora, torniamo alla nostra scrivania. Puoi infilare tutti i fogli in un cassetto e goderti per qualche giorno la sensazione di aver sistemato tutto. Ma se non cambi il modo in cui organizzi quei documenti, prima o poi torneranno ad accumularsi. E lo stesso può succedere con i pensieri, le preoccupazioni, gli impegni e le decisioni che continuiamo a rimandare.
Mettere ordine nella vita non significa eliminare ogni forma di caos. Significa imparare a produrne meno, trovare modi di organizzarci che funzionino e soprattutto scegliere. Perché possiamo trascorrere le giornate a fare mille cose, a combattere mille battaglie, senza domandarci per quale siamo davvero disposti a stancarci. E forse è proprio da questa domanda che vale la pena cominciare.
Quindi oggi vorrei lasciarti con una piccola riflessione: che cosa ti rende difficile scegliere? E che cosa ti potrebbe aiutare a sistemare anziché a spostare? Non serve rivoluzionare tutto. Prova a riconoscere una cosa che continui a spostare e chiediti che cosa significherebbe, per te, cominciare davvero a sistemarla. Un millimetro alla volta.